Le problematiche dello sviluppo del bambino. Dal deficit di attenzione all’autismo

Lo sviluppo del bambino può andare incontri a disturbi che occorre saper valutare se di rilevanza patologica o legata a fasi temporanee della crescita. È importante il rapporto costante con il pediatra, così come fondamentale è l’intervento immediato per avere un risultato medico efficace. Di seguito, alcuni disturbi e patologie che i bambini possono sviluppare e che è bene sapere riconoscere.

Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività

ADHD è l’acronimo di Attention Deficit Hyperactivity Disorder, conosciuto in Italia con il nome di “Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività”. Esso fa riferimento ad un disturbo neurobiologico ad esordio infantile, caratterizzato da marcati, persistenti livelli diinattenzione, impulsività e iperattività, che sono inadeguati rispetto all’età. L’ADHD è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo che rappresenta un problema per la vita relazionale del bambino, in famiglia e a scuola, generando stress nei genitori e negli insegnanti che non sono pronti a gestire il comportamento del bambino. È importante non confondere un carattere irrequieto ed esuberante con un problema di iperattività. Solo un esperto professionista (ad esempio, uno psicologo o un neuropsichiatra infantile), può fare una diagnosi seria e precisa (esiste il disturbo sottotipo disattento, sottotipo iperattivo –impulsivo, diversi livelli di gravità e parametri quantitativi e temporali di valutazione dei sintomi). Non è facile riconoscere l’ADHD in età prescolare (età 3-6 anni), la prima diagnosi solitamente si ha agli inizi della scuola elementare (età 6-12 anni).

I sintomi possono essere diversi o associati:

  •  disattenzione, quindi evidente difficoltà a rimanere attenti o a lavorare su uno stesso compito per un periodo di tempo sufficientemente prolungato;
  • iperattività, il bambino manifesta continua agitazione, difficoltà a rimanere seduto e fermo al proprio posto;
  • impulsività, quando rispondono troppo velocemente, interrompono frequentemente gli altri quando stanno parlando, non riescono a stare in fila e attendere il proprio turno;
  • aggressività, con comportamenti di opposizione e di ribellione sproporzionati.

Secondo i dati della letteratura scientifica, il trattamento ideale è di tipo psico sociale, più che farmacologico, assistito da esperti in grado di interpretare le manifestazioni dei disturbi ed implica il coinvolgimento e la collaborazione di scuola e famiglia.

Ritardo nel linguaggio

I disturbi di linguaggio rappresentano i disturbi neuropsichici più frequenti tra i 2 e i 6 anni. Si tratta di situazioni cliniche molto varie, in cui le difficoltà linguistiche possono manifestarsi isolatamente oppure in associazione con altre condizioni patologiche (deficit neuromotori, cognitivi relazionali..). Le cause possono essere legate ad alterazioni biologiche del soggetto così come a fattori ambientali (minore o maggiore stimolazione in ambito familiare, inserimento precoce a scuola, presenza di fratelli o sorelle). Generalmente intorno ai due anni, il bambino possiede già un vocabolario di circa 100 parole e inizia a formare le prime frasi. L’età di tre anni costituisce lo spartiacque tra i bambini cosiddetti “parlatori tardivi” e i bambini con un probabile disturbo del linguaggio. La presenza di una produzione di parole ancora non adeguata secondo i parametri dello sviluppo tipico dovrà necessariamente essere valutata da un’attenta visita medica specialistica ed il trattamento riabilitativo consigliato in caso di disturbi del linguaggio è la logopedia, individuale o in piccolo gruppo a seconda dei casi e del parere dello specialista.

Autismo

Con il termine “Autismo” vengono comunemente definite alcune sindromi di natura neurobiologica raggruppate sotto la categoria dei “Disturbi dello spettro autistico” (ASD). Nei primi anni di vita del bambino i segnali indicatori di autismo si manifestano molto più spesso come assenza di quei comportamenti tipici delle tappe evolutive nel percorso di sviluppo (dall’assenza di sorriso sociale e lallazione alla mancanza di comunicazione, come non rispondere se chiamati, non salutare…). I possibili sintomi di autismo nei bambini dai 2 anni in poi riguardano principalmente i deficit nelle abilità sociali, linguistiche e comunicative (verbale e non) e comportamenti stereotipati: la presenza dello sguardo laterale (la difficoltà a prendere lo sguardo di chi parla), il movimento di mani e piedi in modo a-finalistico (movimenti senza scopo apparente), la ripetitività dell’esecuzione di alcune attività. Si tratta comunque di una diagnosi complessa, che deve essere praticata da personale esperto, anche nei casi più lievi. Esistono, infatti, strumenti, scale di valutazione, precisi indicatori per rilevare e diagnosticare la sindrome di Autismo.

Disturbi dell’apprendimento

I DSA sono disturbi nell’apprendimento che interessano alcune abilità specifiche che devono essere acquisite da bambini e ragazzi in età scolare. Nella maggior parte dei casi riguardano le attività di lettura, scrittura e calcolo e affliggono bambini che in genere non hanno disabilità o difficoltà particolari. Si tratta di disturbi che possono rendere difficile la vita a scuola, se non vengono affrontati nella maniera corretta.

Sulla base del deficit funzionale vengono distinte:

  • dislessia (disturbo nella lettura intesa come abilità di decodifica del testo);
  • disortografia (disturbo nella scrittura intesa come abilità di codifica fonografica e competenza ortografica);
  • disgrafia (disturbo nella grafia intesa come abilità grafo-motoria);
  • discalculia (disturbo nelle capacità di comprendere e operare con i numeri).

La precocità e la tempestività degli interventi sono determinanti per favorire la riduzione del disturbo e l’orientamento del bambino al completo sviluppo delle sue potenzialità. Una diagnosi precoce è fondamentale, insieme all’adeguatezza degli interventi riabilitativi. Nella maggior parte dei casi e in misura dipendente dalla gravità del deficit, i DSA si possono ridurre con adeguati interventi abilitativi e corrette procedure educative dai quali non ci si deve attendere l’improvvisa scomparsa della difficoltà, ma un lento e progressivo percorso di miglioramento.

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